Lione non era nella lista dei miei “posti da vedere assolutamente”. E invece, dopo esserci stato, è diventata una di quelle città che ti rimangono dentro. Di quelle dove – lo pensi davvero – potresti anche viverci.
Sono partito da Salerno, Aeroporto Costa d’Amalfi e del Cilento, con un volo Volotea diretto a Lione. Il volo Volotea è stato puntuale. Ero già salito su questa compagnia diverse volte per tratte nazionali, e posso dire che – pur trattandosi stavolta di un collegamento internazionale – l’esperienza a bordo è rimasta coerente. L’aereo, un Airbus A320, aveva sedili reclinabili e un discreto spazio per le gambe, sufficiente anche per chi, come me, non è proprio minuto. Il menù di bordo è semplice ma completo: bevande, snack dolci e salati, e qualche proposta più sostanziosa. I prezzi sono nella media delle low-cost, forse leggermente più bassi rispetto ad altre compagnie europee.
Partire dall’aeroporto “di casa” è sempre un piacere; vederlo animato e affollato lo è ancora di più. Il nostro volo per Lione è decollato a pochi minuti di distanza da quello diretto a Bergamo, mentre quasi in contemporanea atterrava e ripartiva un collegamento con Ginevra. Tutti i voli pieni, con a bordo turisti curiosi, viaggiatori abituali e professionisti in giacca e cravatta diretti a un appuntamento di lavoro.
Un piccolo scalo, per ora, ma vivo e dinamico. Forse un po’ stretto per chi è abituato ai grandi hub internazionali, ma capace di farsi perdonare grazie a un personale sorridente e professionale, che riesce a rendere l’attesa scorrevole e l’esperienza piacevole.






L’arrivo: meglio un taxi se si è in gruppo
Dall’aeroporto Saint-Exupéry al centro città ci sono diverse opzioni. Il Rhônexpress è il collegamento veloce ufficiale: pulito, moderno, puntuale… ma non economico. Se siete in tre o più persone, conviene valutare taxi o Uber, che con tariffe fisse (intorno ai 40 euro) possono essere più convenienti, specialmente nelle ore serali.
Appena arrivati in città, Lione ti abbraccia con la sua eleganza sobria. Non ha il clamore di Parigi, né il caos di Marsiglia. È ordinata, ma mai noiosa. Internazionale, ma radicata. E ovunque guardi, si respira cultura.
Cosa vedere a Lione (e perché ti resta dentro)
La città di Lione si sviluppa attorno a due fiumi, il Rodano e la Saona, che si incontrano e si abbracciano nella zona della Confluence. È proprio da questo punto d’unione che nasce uno degli scorci urbani più belli d’Europa: ponti eleganti, lunghe passeggiate fluviali e tramonti che si specchiano sull’acqua, tingendola di rosa e oro. Passeggiare lungo le rive al crepuscolo è un rito che regala un senso di pace e appartenenza, come se la città stessa ti stesse raccontando la sua storia.
Se vuoi ammirare Lione dall’alto, sali sulla collina di Fourvière. Puoi farlo con la funicolare, un’esperienza dal sapore retrò che sembra uscita da un film anni ’50, oppure a piedi, seguendo scalinate che regalano scorci sempre più ampi ad ogni passo. In cima ti accoglie la Basilica di Notre-Dame de Fourvière, bianca e imponente, un gioiello dell’architettura che domina la città con il suo sguardo protettivo. La vista da lassù è mozzafiato: tetti rossi, fiumi scintillanti e, nelle giornate limpide, persino il Monte Bianco all’orizzonte.
Accanto alla basilica si apre l’area archeologica gallo-romana, con i resti del teatro antico e dell’odéon. È un luogo carico di suggestione, dove il silenzio e la pietra raccontano secoli di vita: spettacoli, commerci, incontri. Sedersi su quei gradoni, magari al tramonto, fa sentire piccoli di fronte al tempo.







Scendendo verso la città, ti ritrovi nel Vieux Lyon, il centro storico rinascimentale, dichiarato Patrimonio UNESCO. Qui le viuzze acciottolate si intrecciano in un dedalo pittoresco, tra case color pastello, cortili nascosti e le celebri traboules, passaggi segreti che collegano gli edifici e che un tempo servivano ai mercanti di seta. È una parte di città che va scoperta lentamente, perdendosi senza meta.
Da qui, in pochi passi, raggiungi la Place des Terreaux, con il maestoso municipio e la fontana monumentale di Bartholdi. Sullo stesso lato della piazza sorge il Musée des Beaux-Arts, un ex convento oggi trasformato in scrigno d’arte, e poco distante l’Opéra de Lyon, un edificio storico rinnovato con una sorprendente cupola moderna in vetro e acciaio, che di sera si illumina come un faro culturale.
Infine, per gli amanti del cinema, c’è un luogo imperdibile: il Musée Lumière, ospitato nella villa dove i fratelli Lumière inventarono il cinematografo. È un percorso poetico e interattivo, che racconta la nascita del cinema con filmati originali, apparecchiature d’epoca e ricostruzioni fedeli. Uscendo, è impossibile non provare un brivido pensando che proprio qui è iniziata la magia delle immagini in movimento.
Consigli per mangiare: esplora senza regole
A Lione si mangia benissimo. Non a caso è considerata la capitale gastronomica di Francia, ma sarebbe un errore fermarsi solo ai ristoranti blasonati o ai Bouchons più turistici. Il mio consiglio? Esplorare. Lasciarsi guidare dall’istinto, dai profumi che escono dalle cucine, dai tavolini gremiti di gente del posto.
Assaggiate tutto: le quenelles di luccio con salsa Nantua, le andouillettes per i palati più coraggiosi, la dolcissima tarte aux pralines, la fonduta che in inverno scalda corpo e anima, l’entrecôte cotta alla perfezione, e naturalmente la salade lyonnaise con uova, pancetta e crostini.



Quartieri come Guillotière o Croix-Rousse sono un paradiso di street food, bistrò creativi e pasticcerie irresistibili. Per un’esperienza tipica, vale la pena prenotare in un Bouchon Lyonnais storico come Café Comptoir Abel (considerato uno dei più autentici) o Le Garet, dove i piatti arrivano abbondanti e carichi di sapore. Per una cucina più moderna, Le Bouchon des Filles rivisita i classici con un tocco leggero, mentre La Mère Brazier (2 stelle Michelin) unisce tradizione e alta gastronomia per chi vuole concedersi un’esperienza speciale.
A Lione il cibo non è solo nutrimento: è un viaggio nel viaggio, un invito a scoprire la città un boccone alla volta.
Una città da vivere (e da respirare)
Lione è una città a misura d’uomo, capace di unire il fascino storico all’efficienza di una metropoli moderna. I trasporti pubblici sono un punto di forza: metropolitana, tram, autobus e rete di biciclette pubbliche funzionano in modo impeccabile, consentendo di spostarsi rapidamente da un quartiere all’altro senza stress.
I parchi e le aree verdi sono numerosi e curati, dal vasto Parc de la Tête d’Or, con il suo lago e il giardino botanico, fino ai piccoli giardini nascosti tra le vie del centro storico. Ovunque si percepisce una qualità della vita alta: ritmi meno frenetici rispetto ad altre grandi città europee, spazi pubblici puliti, aria vivace ma mai soffocante.
Lione non è solo una città da visitare, è una città da vivere e respirare. Che tu stia sorseggiando un caffè in una piazza, attraversando uno dei suoi ponti sui fiumi Saona e Rodano, o passeggiando tra i vicoli del Vieux Lyon, ti accorgi che qui l’arte di vivere è un patrimonio condiviso.
Il ritorno a casa
Il volo di ritorno è stato tanto lineare e piacevole quanto quello d’andata. Partenza dal Terminal 2 dell’aeroporto di Lione, praticamente ad uso quasi esclusivo di Volotea: un ambiente ordinato e tranquillo, dove i controlli di sicurezza scorrono veloci e senza stress. Qui si trova un piccolo duty free, un negozio e un bar, sufficienti per ingannare l’attesa, anche se gli spazi sono talmente ampi da sembrare quasi sovradimensionati rispetto al numero di voli in partenza.
L’imbarco è avvenuto comodamente da finger, un plus tutt’altro che scontato per una compagnia a modello low cost, e altrettanto comodo è stato lo sbarco a Salerno. In volo, poco meno di due ore, tempo giusto per godersi un ultimo sguardo alle colline francesi e poi, in avvicinamento, ritrovare il verde intenso della piana del Sele che si mescola con il blu del Tirreno.
È stato proprio in quell’istante, con il rumore dei carrelli che toccavano la pista e la luce calda del pomeriggio che entrava dal finestrino, che ho realizzato quanto Lione mi sarebbe mancata. Forse anche più di quanto immaginassi.

